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IL FALLIMENTO DELLA STORIA

IL FALLIMENTO

 

Come sempre mi accade da tutta la vita, rifletto.

Ma oggi ho intenzione di mettere per iscritto quello che davvero penso e forse sarà l’occasione di dire tutta la cruda verità, quella che fa soffrire, quella che fa piangere amaramente, una buona volta.

Cominciamo da principio.

La mia generazione.

La generazione dei nostri genitori.

La generazione dei nostri nonni.

Questi ultimi erano contadini, pochi avevano studiato, pochi erano i padroni.

Ma gli altri, pur non essendo ricchi, avevano la loro meravigliosa dignità, e felicità. Non è un caso che avessero dei valori veri;  pur nella sporcizia, avevano però molta possibilità di migliorare il ben avere, lavorando. In ben-essere in realtà c’era già.

I nostri genitori hanno vissuto il benessere, di più tra loro potevano studiare, molti si sono arricchiti nel vero senso del termine.

Non hanno vissuto la guerra, se non quella personale tra loro stessi, per accaparrarsi di più.

Alcuni non avevano nulla, ma sono riusciti a fare moltissimo. C’erano ancora tante possibilità.

Insomma: in entrambi i casi c’era modo di migliorare, la Storia aveva un progresso.

Oggi: se non ci fossero i genitori, quanti di noi si sarebbero comprati una casa?

Quanti tra noi avrebbero una macchina?

Quanti tra noi avrebbero avuto voglia di riprodursi?

Certo, si lavora in due, se si parla di famiglia “benedetta da Santa Romana Chiesa” o fattiva cioè autentica: e i figli? Dai nonni ovviamente.

Non siamo in grado di fare nulla, di avere nulla, molti nemmeno di fare  i genitori perché c’è chi si sostituisce a loro e lo fa di buon grado.

Alcuni potrebbero obiettare che è sempre stato così, con la differenza che prima erano famiglie allargate, quindi i nonni erano in loco.

No, non è vero.

Non se ci si riflette.

La mia generazione non poteva avere più niente, il grasso è finito, se lo sono già spartito.

Eppure abbiamo studiato tutti, sì, tutti, chi in un campo chi nell’altro, tutti siamo “benestanti”, niente guerre, né mondiali, né esterne…La nostra è una guerra molto più tremenda: quella interiore.

Non abbiamo libertà, non abbiamo dignità, non abbiamo scelta.

Dobbiamo anche sottostare alle critiche dei padri, perché senza di loro che cosa faremmo?

Ma questo non è amore, non è stima, non è nulla se non ipocrisia.

E chi lo dice è cattivo. Ingrato. Malato.

 

Sì siamo malati, del malessere del vivere. Molti di noi lo sono. Alcuni terminali.

Vivere molto spesso non ci interessa più, non almeno a chi ha mantenuto la capacità di pensare.

Certo se la vita si riduce a quello che si ha (non importa ottenuto come) alla partita di calcio, alla bella donna che si concede più facilmente di una volta, agli amici finti, allora va tutto bene. Certo!

Sì, basta non avere l’anima. E molti l’hanno scordata. Ammutolita. Dimenticata. Soffocata.

Forse è per questo che chi è ricco di famiglia è triste. Non c’è nulla che lo realizzi perché non si è guadagnato nulla.

Molti figli hanno cercato di farcela e sono finiti male. Il mondo nel frattempo è diventato più crudele, ti fotte sempre, non  vede l’ora.

Dove sta la realizzazione in tutto questo? Dov’è il lavoro? Dov’è la libertà, la dignità?

Finito tutto. Dov’è il nostro sorriso? Nella politica che veniamo a sapere davvero dai comici?

E siamo tanti. E la cultura non esiste più. L’hanno ammazzata perché non la si riteneva importante, non fa fare soldi. Bisogna faticare per comprendere, ma tutto deve essere facile altrimenti che gusto c’è? La società è il cancro. E dal cancro non si guarisce. A molti restano le piccole cose, i piccoli sorrisi, una mano su una spalla, da uno malato come te.

 

Chi potrebbe riconoscere il vero valore grandissimo di tanti?

Sulla Musica non apro nemmeno la parentesi, non ce la posso fare.

Non ci resta che sopravvivere sperando nel miglioramento e magari i più forti tra noi saranno protagonisti del miglioramento in modo fattivo.

Spero di avere la forza di poter narrare le loro imprese, come i menestrelli di un tempo.

In fondo, sono solo una musicista, ammesso che esista ancora la parola.

 

 

 

 

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2 responses

  1. Hmm, stardust, capisco bene il sentimento; ma parlare di fallimento della storia, nessuno l’ha vista di persona, mi pare fuorviante. Né approvo, eticamente, il senso della terzultima riga. Un po’ perché sei giovane abbastanza da poterti recuperare dalla depressione. SI può , a costo di prendere l’anafranil o il comodo iperico, documentati. Un po’ perchè la constatazione, quasi ineccepibile della realtà, non comporta da sola l’impossibilità e quindi la rinuncia a modificarla. È nella natura umana migliore adattarsi al non adattarsi invece. O si è spenti, e uno che si chiama stardust non se lo può permettere. MI pare assodato, perchè anche chi ti scrive ha in sè questo sentire, che ci si senta fuori gioco; dipende credo dal fatto che si pensa a giochi grandi, ideali, molto duri per i quali non si vedono, è vero, giocatori in giro. Parlo dei grandi rivoluzionari, dei sollevatori di mondi, per dirla con archimede. Ma esistono persone più modeste ma di bella tempra come la Camusso in giro, forse è poco, ma non troppo poco.
    Ebbene, ti consoli il fatto che le rivoluzioni importanti avvengono, fidati, anche nel piccolo, dentro di noi e nel nostro piccolo intorno, nel non accettare personalmente nel dirsi ogni giorno, cito un film molto noto ai miei tempi, sono incazzato nero e tutto questo non lo sopporterò più. E comportarsi di conseguenza, con i figl, con le persone. IO ho avuto la fortuna di nascere in un ambiente dove nessuno ha mai chinato il capo, con piccoli gesti come non battezzare i figli. Di quello che fa la chiesa, le chiese, che importa, non possono cambiare pena la loro scomparsa. E scomodo, vuol dire accedere al bacino inesausto dei rancori e degli astii e andare avanti. Cantarla chiara quando si può e anche quando non è indicato. Rinunciare alla simpatia dei più, non cercare di mediare, non conformarsi. Tacere quando è stupido parlare ed inutile cercare di convincere. Te lo dice qualcuno che dette dell’ immondo al direttore del giornale di b. e dell’oca alla sua sodale con il naso rifatto, certa santanchè, in pubblico e presenti le loro guardie del corpo. Alla domanda del gorilla, si è levato la voglia, la risposta fu, sì e con grande piacere. Amen e vai avanti a costruire anche se non ti sembra di farlo. Hai figli mi pare, e allora? Senza nulla levare alla tua giusta costernazione.

    January 2, 2013 at 8:55 am

    • Grazie Pasquale,
      no, nessuna depressione, anzi mi scuso se l’ho fatto pensare…no,nessuno spegnimento per Stardust, è solo un’amara constatazione, dai toni probabilmente troppo forti (fallimento della Storia) ma le mezze misure ahimè non mi si confanno!
      Continuo a lottare, le piccole cose quotidiane, oggigiorno sono guerre anche quelle^_^
      Un caro saluto
      Mariangela

      January 2, 2013 at 2:14 pm

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