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LIMBO

E torno a scrivere.

No, niente limbo inteso come il simpatico bastone, protagonista di feste danzanti e ritmate sulla spiaggia, per chi ha la schiena cartilaginea, e nemmeno mi riferisco a questioni religiose, dove finiscono le anime non battezzate..Uso il termine per definire a modo mio un luogo mentale, una situazione umana e lavorativa, una dimensione dove si fermano le anime dotate di talento, senza la possibilità di dimostrarlo davvero con la sofferenza che ne deriva, quando la vita dice no.

Il talento: ce ne sono tanti, a livelli diversi; quello autentico, oggetto della mia riflessione, è una scelta di vita, portata avanti con sacrifici e studi  consenzienti e sistematici, irrinunciabili.

Spesso ha generato liti, in famiglia, tra innamorati, tra amici: incomprensioni, soprattutto da parte di chi non ne può cogliere la vera essenza, semplicemente perché ne è sprovvisto.

Il talento: quello che fa rinunciare al cibo, alla ricchezza, che manda avanti una vita anche senza riconoscimenti monetari, quello che ti fa sorridere davvero, bruciare dentro, brillare lo sguardo.

Quanti possono dire di aver davvero potuto assecondare il loro autentico talento e averlo coltivato e fatto crescere, fruttare, a dispetto dell’esistenza?

Pochi.

E spesso non dovevano preoccuparsi di sopravvivere.

La cultura oggi in generale è talmente messa all’ultimo posto, che si fa fatica a riconoscerla, trovarla, spesso è costretta a nascondersi, pochi la seguono, la amano, e si fatica a riconoscere il talento di chi la porta avanti con abnegazione.

E poi bisogna sopravvivere.

I nostri migliori musicisti sono costretti a fare un altro lavoro.

E il loro talento? Fa parte del loro sangue, non abbandonano le loro aspirazioni, ma piano piano si spegne…Ed ecco in agguato il senso di colpa, l’autostima crolla, si diventa irritabili, frustrati, anche se il resto dell’esistenza è in un certo senso perfetto.

Ci sono compositori che fanno i magazzinieri, violinisti che fanno i cassieri al supermercato, cantanti liriche che lavorano alle poste, chitarristi che fanno i vigili urbani, flautiste che fanno le pulizie nei condomini, direttori d’orchestra che fanno i parcheggiatori, tecnici del suono fanno i commessi da Trony, pianisti che fanno i bidelli. Non sono esempi a caso, “ogni riferimento a fatti e personaggi non è puramente casuale”. Tanto per parlare di “esempi musicali”.

I giovani musicisti oggi hanno generalmente una famiglia che li sostiene, ma autostima vuol dire anche bastare a se stessi, senza che qualcuno pensi ai beni di primaria necessità e si sostituisca a loro. E allora questi uomini e donne si piegano alla necessità, e soffocano il loro talento, lo chiudono in un cassetto, tentano almeno di non vederselo sempre davanti agli occhi.

Ma quel maledetto cassetto è sempre socchiuso, più è forte e autentico il talento, più il cassetto torna ad aprirsi.

E l’esistenza diventa, a fasi alterne, insopportabile.

Magari ci sono anche figli di mezzo, mariti o mogli che assistono impotenti queste povere anime senza scelta. Che soffrono, e tanto anche.

Il talento diventa una condanna: doveva essere uno “Special guest” della vita di queste persone, invece diventa una spada di Damocle, anzi un elemento da tenere sotto controllo, ed eliminare senza pietà quando emerge troppo. Anche da parte loro, una specie di suicidio, anche per non far male agli altri.

E i lettori diranno: allora bisogna scegliere.

Magari fosse così facile. In un momento di crisi mondiale poi, accidenti quanta scelta!

Il limbo: ecco la scelta obbligata in molti casi, quelli razionali almeno.

Il limbo, quella condizione che può comprendere solo chi la prova davvero.

Il limbo: l’esistenza a-problematica e  il cassetto socchiuso.

E a perderci non sono solo i talentuosi, ma l’intera umanità.

In questa sede si parla di condizione dell’arte, ma la questione avvolge un’intera generazione che sta scoppiando. E dovrebbe farlo in maniera violenta, tanto quanto è forte la sua delusione rabbiosa.

Il potere ha preferito persone senza talento, che obbediscono, sono spesso mansueti per non dire bellamente incapaci. E sono nei posti di rilievo. E’ più facile dominare su chi non ha un talento.

Il talento fa paura, e allora bisogna crearne uno in chi non ne ha davvero: l’operazione di gran parte della storia dell’uomo.

Vanno alla ribalta a volte i veri talentuosi, ma fateci caso a quanti casi giudiziari, letterari, scientifici o musicali sono stati creati per incanalare le masse, per dargli un eroe, qualcosa di cui parlare: gli hanno dato invece una marionetta. E come va alla ribalta, muore.

In genere non durano molto. Il tempo dell’operazione di massa, poi, quando non serve più, via, avanti il prossimo. Tanto, chi vuoi che se ne ricordi. Una delle migliori caratteristiche su cui si crogiola il potere è la memoria a breve termine degli esseri umani.

Tutti questi Xfactor, che ci fanno scoprire talenti spesso insulsi senza alcun supporto culturale vissuto, tutte queste operazioni di occultamento dei grandi veri scienziati come ad esempio Tesla, Ighina, che ci avrebbero liberati dal petrolio da anni. E no, bisogna fare le guerre per il petrolio, bisogna che popoli interi vengano sterminati dalle dittature per questo. Il potere lo esige. Qualcuno ha dimostrato che anche il devastante crollo delle torri gemelle era consensuale, bisognava giustificare la guerra, in Iraq però, non in Afganistan. E mettere tutti i popoli in una condizione di terrore perenne e depressione psicologica, che se si porta la pelle a casa ogni giorno è solo un caso.

E come può pensare un musicista di talento di farcela, quando la crisi mondiale è su fatti di portata eccezionale?

Le case di produzione cinematografica fanno i film con i motori particellari al pc, -forse anche il tanto decantato 3d è fare di necessità virtù- non a caso è andato alla ribalta quando ci sono stati più soldi, e bisognava trovare il modo di ovviare ai costi di produzione;  i teatri chiudono, le orchestre muoiono. E qualcuno dice, senza nemmeno vergognarsene,  chissene frega, basta che si prende il canale del calcio!

Non potrei mai cancellare dalla mente il cadavere di Mozart coperto di calce , gettato in una fossa comune, e tutti i musicisti, gli scrittori, gli scienziati morti in disgrazia, indigenti, derisi.

Non sarebbe ora di farla finita?!

Limbo: o l’Inferno o il Paradiso non sarebbero meglio? Almeno per coerenza.

Io dovevo, volevo scrivere: voi potete riflettere, rimuovere, criticare, deridere.

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