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la musica a programma

CINEMA D’ASCOLTO I VOL. ora in vendita!

Con Antonio Di Bartolomeo presso Pluriversum Edizioni

 

Il presente lavoro si pone come indagine accurata sui linguaggi cinematografico e musicale, intrecciati indissolubilmente alla storia e alla cultura popolare.

Il cinema ha avuto un ruolo sostanziale nella storia dell’umanità, divulgando alle masse messaggi, cultura, informazioni, valori, bisogni, stili di vita, provocazioni, critiche alla stessa società e inventando nuovi modi per comunicare. La musica, il linguaggio universale per eccellenza, si è strettamente legata al cinema, asservendolo da un lato, ma anche amplificandone i significati, mantenendo le sue caratteristiche linguistiche ed epistemologiche, e andando aldilà della stessa immagine che andava a connotare. La musica si è rinnovata nella sostanza e ha ricreato se stessa seguendo modalità molto precise a seconda dei generi cinematografici che andava a musicare, quando non addirittura creando un sound specifico che nella storia della musica non aveva precedenti.

copertina completa mariangela ungaro

Il primo volume è acquistabile a questo link in assoluta sicurezza

https://www.amazon.it/dp/8885751040/ref=cm_sw_r_wa_awdb_V.E0zb68SFY34

La musica ha il potere di creare o distruggere un film.

La combinazione nel tempo di dinamica, caratteri strumentali e timbrici, volumi, cellule ritmiche, forma, gesti e struttura della composizione, generano tutto il mondo musicale del brano che ascoltiamo e tutte le sue avventure, i suoi sviluppi, le sue tragedie, nemmeno stessimo celebrando una metafora della vita di ciascuno di noi.

Il suono crea gli stati d’animo, ma in realtà siamo noi a percepirli come tali… Perché erano già in noi e lo sono da sempre.

Ascoltando migliaia di film, mi sono accorta che l’Uomo è lo stesso in qualsiasi parte del mondo viva e muoia, soffra e gioisca, aldilà della “razza”, del sesso, del credo politico, della fede religiosa, del territorio e del contesto sociale.

Per ampliare e rendere comprensibile profondamente il suo messaggio, il cinema ha avuto bisogno e ha scelto consapevolmente il linguaggio universale per eccellenza: la Musica.

Ascoltando un film lo si comprende davvero.

Chi mi conosce sa quanto questo progetto mi sia costato, ma io ci ho creduto, ancora una volta. Ringrazio di cuore tutte le  persone che con il loro affetto mi hanno sempre sostenuta e spronata.

Seguiranno altri 4 volumi.

 

 

Grazie.

Mariangela Ungaro

 

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THE LOBSTER

ESTRATTO DA “CINEMA D’ASCOLTO” di Mariangela Ungaro

II volume, “Il cinema e la musica dei paesi mediterranei”
– il cinema greco-

The Lobster è un film del 2015 scritto e diretto da Yorgos Lanthimos, al debutto in un film in lingua inglese, con protagonista Colin Farrell e Rachel Weisz.

La produzione del film è notevole: Grecia, UK, Irlanda, paesi Bassi e Francia. Ha meritatamente ottenuto il premio della giuria al Festival di Cannes nel 2015.

Devo dire che il film è decisamente ben fatto, ben recitato;  ha una sceneggiatura davvero originalissima ed interessante. In un futuro che sembrerebbe piuttosto prossimo, gli esseri umani sono riconosciuti dalla società e lasciati in vita solo se sono accoppiati, altrimenti sono costretti ad andare in un albergo dalle regole assurde e trovare una compagna o un compagno entro 45 giorni. Allo scadere del tempo concesso, l’individuo che non ha trovato la compagna o il compagno saranno trasformati in un animale scelto da loro.

Per prolungare la permanenza in albergo e avere la possibilità di accoppiarsi, gli individui sono portati nel bosco, a caccia di coloro che si chiamano solitari e che si sono dati alla macchia per rimanere single e liberi: ogni solitario colpito è un giorno in più in albergo.

David, il protagonista del film, si ritrova solo dopo che la moglie lo ha lasciato, viene quindi portato in albergo. Lo segue il suo cane, che in realtà è il suo sfortunato fratello. In albergo incontra uomini e donne ma David non ha fortuna, nemmeno durante la caccia. Il tempo a lui concesso sta per scadere, quindi decide, prima di essere trasformato in un’aragosta, di accoppiarsi con la donna “senza cuore”. Lei però è davvero disturbata, infatti uccide il cane di David per vedere la sua reazione: solo se è senza cuore come dice di essere, lei resterà con lui. David però, alla vista di suo fratello in una pozza di sangue, crolla. Lei vuole denunciarlo. David a questo punto la elimina, con la complicità di una cameriera, e fugge nel bosco. Qui incontra un gruppo di solitari, tra cui la donna che diventerà sua compagna. Anche presso la comunità di solitari vi sono regole disumane; David e la sua ragazza, scoperti e minacciati dalla leader della comunità, una ragazza aggressiva e autoritaria, che addirittura rende cieca la povera donna, decidono di fuggire. Ci riescono. Una volta liberi, lui cercherà di accecarsi per vivere nelle stesse condizioni della sua compagna.

Le musiche, sotto la supervisione di Amy Ashworth, sono tutte di repertorio e si differenziano per la funzione IN e di commento.

In ordine di apparizione (o ascolto) esse sono:

Beethoven, quartetto in fa maggiore opera 18 numero 1, adagio affettuoso ed appassionato.

Shostakovich, quartetto numero 4, IV movimento

Nick Cave “Something’s gotten hold of my heart (di Roger Greenaway e Roger Cook)
R. Strauss, Don Quixotte, opera 35

Danai Stratigopoulou “Apo Mesa Pethamenos”

A. Schnittke, quintetto con pianoforte, II movimento, in tempo di Walzer

Strawinskij, 3 pezzi per quartetto

– A. Schnittke, quartetto numero 2

Nick Cave e Kylie Minogue “When the wild roses grow”

“Giochi proibiti”

Britten, quartetto numero 1 opera 25

“S’agapò” o “Ti ‘ne afto pou to lene agapi” (Loren – Maraudas)

E’ interessante notare come Beethoven e Shostakovich si alternino, accompagnando e segnando in modo ben marcato la struttura del film: il primo per i momenti di rassegnazione, con voce narrante fuori campo che descrive la situazione, il secondo per quelli di grande tensione. Le canzoni, quando proposte in versione originale, sono tutte IN, tranne una di commento (con effetto straniante di musica al di sopra delle parti) : in un caso si tratta di riarrangiamento suonato e cantato (orrendamente) dal vivo, mentre le altre canzoni provengono da apparecchi audio che si vedono in scena. “Giochi proibiti” è l’unico brano solo strumentale suonato dal vivo da un duetto di chitarre.

Dopo il prologo e i titoli di testa, rispettivamente con rumori di scena e nel silenzio più totale, ascoltiamo le note iniziali del quartetto in Fa maggiore -opera 18 numero 1- di Beethoven: l’adagio affettuoso ed appassionato accompagna, con i suoi accordi ribattuti morbidamente in successione ravvicinata di 3 e la melodia struggente, condotta dal primo violino, le scene in cui David viene portato in albergo e vi giunge rassegnato. Con lui c’è suo fratello, tramutato in cane.

Davide entra nell’hotel, deve subire un interrogatorio e sottostare alle regole che gli vengono elencate sommariamente: la musica è di Shostakovich, quartetto numero 4, IV movimento. Tre note lunghe all’unisono nel piano fanno da trampolino inaspettato a due gruppi di tre accordi violenti, marcati, nel fortissimo, di breve durata e ravvicinati.

L’alternanza tra i due brani antitetici di Beethoven e Shostakovich procede anche per tutte le seguenti scene successive: Beethoven accompagna la scena in cui David è in camera sua, una squallida singola, e vede la dotazione dell’albergo descritta dalla voce fuori campo (che poi si scoprirà essere la voce della donna che David incontrerà nella comunità dei solitari e che amerà fino alle estreme conseguenze); Shostakovich sigillerà invece il momento in cui David è ammanettato dalla direzione dell’albergo: sperano che identifichi la mancanza di un pezzo del suo corpo con la mancanza di una consorte!

Ritorna Beethoven: David è nella sala della colazione e comincia a farsi un’idea degli astanti, mentre la voce fuori campo descrive fatti e personaggi.

Arriviamo così al primo brano cantato, in versione IN, quello di Cave “Something’s gotten…” interpretato dal direttore dell’albergo e sua moglie: i single sono in una sala da ballo e devono conoscersi. David chiede ad una ragazza di ballare e appena si alza dalla sua postazione e si presenta alla giovane, ascoltiamo Strauss, l’estratto da Don Quixotte: il brano di commento si fonde inizialmente in una cacofonia notevole con la canzone IN dei due albergatori, ma poi diventa padrone indiscusso di commento, con la sua orchestra piena, baldanzosa e prorompente,  svoltolata dopo un trillo tensivo.

Arriviamo alla scena della caccia: la canzone è “Apo Mesa…” di Danai Stratigopoulou

cantautrice ateniese, (1913 – 2009). La canzone esordisce con il pianoforte, che si rotola su scale e volatine neanche fosse un brano chopiniano, poi accompagna in modo discreto la voce femminile. Il testo della canzone parla di una donna abbandonata a cui viene chiesto che valore abbia la vita: lei risponde che la vita ha valore se è piena d’amore e che quando lo si perde si diventa vivi all’esterno ma morti dentro. Anche i single dell’albergo che devono cacciare i solitari per allungare la propria permanenza in hotel sono morti dentro. La canzone è struggente ma di grande dignità, e sembra osservare con rassegnazione l’abrutimento dell’azione di caccia. Forse non è un caso che la canzone abbia un sound style anni ’30, come se provenisse da un grammofono o da una radio durante la seconda guerra mondiale.

Va notato infatti che l’albergo conserva la natura profonda di un lager, e umilia i suoi “ospiti” facendoli addirittura assistere ad uno spettacolo di mimo in cui gli si dimostra che vivere da soli ha solo svantaggi: viene mimata la morte di un uomo per affogamento se non interviene la moglie e lo stupro di una donna proprio perché single. Durante il “teatrino” avvilente ascoltiamo il quintetto di Schnittke: un valzer, appunto, il simbolo musicale già utilizzato dal cinema per connotare idea di società fissa, ristretta di mentalità, non al passo coi tempi, che rifiuta qualsiasi moto dell’anima che vada contro alla morale istituzionale e allo status quo da conservare acriticamente e ipocritamente, anche con la violenza; il valzer è staniante, lacerato dall’interno, melodia e armonia sono atonali, conservano solo l’idea ritmica e timbrica del valzer, quindi solo l’apparenza.

La stessa musica accompagna anche le scene inframezzate al teatrino, in cui David viene sessualmente stimolato da una cameriera per istigarlo a trovare celermente una compagna, e la scena in cui uno degli uomini single viene punito –una mano gli viene bruciata nel tostapane- per aver praticato autoerotismo.

Riascoltiamo Beethoven quando, insieme alla voce fuoricampo, troviamo David che allontana la donna “dei biscotti al burro” e Shostakovich, quando gli uomini diventati amici di David litigano furiosamente per futili motivi.

Nella scena della piscina, in cui uno degli amici di David –il ragazzo zoppo- cerca di abbordare la ragazza che soffre di epistassi, ascoltiamo un estratto dai 3 pezzi per quartetto di Strawinskij: la ragazza sta nuotando in piscina a dorso, i suoi movimenti sono lenti, ripetitivi, inespressivi, così come quelli degli archi stranianti, alienati, lenti e senza una meta.

Tornano Beethoven e Shostakovich: Beethoven, con immancabile voce femminile narrante fuori campo, accompagna la scena in cui David, nel campo di golf, ha deciso di provare a conquistare la donna “senza cuore”, pur di salvarsi. Nella scena successiva, sonorizzata invece con la musica di Shostakovich, i due sono in una vasca idromassaggio e lei finge di strozzarsi con un’oliva: vuole vedere la reazione di lui che resta effettivamente impassibile, in modo da capire se anch’egli è senza cuore e se tra loro due è possibile una storia.

La musica che segue è l’apoteosi dell’allucinazione: il delirio acuto e piano degli archi del quartetto di Schnittke connota alla perfezione la scena in cui David e la donna senza cuore sono nella stessa camera ed iniziano a conoscersi meglio come coppia: hanno rapporti sessuali e lei, impassibile, esige di vedere il volto di lui, per assicurarsi che non provi alcun piacere o emozione.

Segue Shostakovich  a sonorizzare uno dei momenti più drammatici e tensivi del film: la donna senza cuore ha ucciso a calci e poi pugnalato il cane di David: la povera bestia, in realtà fratello di David, ha sofferto atrocemente. David lo vede in una pozza di sangue, e crolla. Decide di uccidere la donna e ci riesce, con la complicità della cameriera dell’albergo che sta anch’essa meditando la fuga. Non poteva esserci sonorizzazione migliore.

Ascoltiamo nuovamente Beethoven quando David fugge nel bosco, dove la leader dei solitari, una giovane donna patologicamente  dura, autoritaria e senza scrupoli, sta cercando tartufi con un maiale al guinzaglio. In questo contesto, dalle regole atroci – scavarsi la fossa da soli in caso di morte, no rapporti sessuali o sentimentali tra solitari, punizioni disumane a chi infrange le regole – David conosce la sua compagna.

Torna anche Shostakovich a sonorizzare i momenti di tensione: durante una battuta di caccia, la compagna di David conficca un coltello nella gamba di uno degli ex amici di David, salvando il suo amato. Segue Beethoven a sonorizzare le scene successive in cui David regala dei conigli alla compagna che gli ha salvato la vita, mentre la voce fuori campo racconta alcune ricette a base di coniglio!

A volte i solitari vanno in città – luogo concesso solo alle coppie- per fare rifornimenti di viveri e altro. David e la compagna, la leader e un altro uomo camminano in abiti civili in un centro commerciale: la scena è commentata da un altro estratto dal Don Quixotte di Strauss. I solitari sono anche soliti fare irruzione nelle stanze delle coppie per fare in modo che scoppino: è quello che succede nelle scene successive, con il commento di Shostakovich. Poi i solitari festeggiano il successo ballando nel bosco, ma da soli, ciascuno con il proprio riproduttore in mano e cuffie nelle orecchie: trattasi di musica da discoteca, ma davvero impossibile da decifrare, si sente pianissimo.

Più avanti nel film David e la sua compagna ballano: devono sottostare alla regola del ballo singolo con riproduttore personale e cuffie, ma i due sincronizzano gli apparecchi e riescono a qualche modo a ballare insieme. La canzone del ballo è “When the wild roses grow” interpretata da Nick Cave e Kylie Minogue.

La relazione clandestina tra David e la donna è sonorizzata con Beethoven: la voce fuori campo descrive con accuratezza le azioni e ci codifica i gesti apparentemente senza senso tra David e la donna, l’unico modo che hanno per comunicare.

Durante una nuova gita in città, la leader porta David e la donna a casa dei suoi genitori, che si esibiscono in un duetto di chitarre acustiche con “Giochi proibiti”: trattasi di musica IN, sulle cui note David e la compagna non possono fare a meno di esplicitare involontariamente il loro rapporto amoroso…la leader li osserva meditando la punizione (scene sonorizzate con Beethoven) e infine decide di punire la donna facendole fare un intervento agli occhi che invece di guarire la sua miopia la renderà cieca (riascoltiamo Strawinskij quando la donna è sulla sedia operatoria).

La donna, ormai cieca e disperata, cerca di difendersi dalla leader ma uccide involontariamente la cameriera che ormai fa parte della comunità dei solitari (Shostakovich).

David non abbandona la sua compagna, cerca invece di rieducarla alla vita come non vedente: su armonici di archi fischianti nella zona sovracuta, che si muovono a fasce lente, si delinea una linea melodia di un timido pizzicato. Si tratta del quartetto numero 1 opera 25 di Britten: il brano connota la delicatezza e la devozione con cui David aiuta la sua compagna.

Beethoven aveva iniziato e Beethoven chiude il film prima dei titoli di coda: David colpisce la leader e la sotterra nella buca che aveva preparato per sé costretto dalla donna; lui e la compagna fuggono dal bosco e arrivano in città, sono liberi. Non vi è sonorizzazione quando David decide di accecarsi.

I titoli di coda: ascoltiamo la canzone ““S’agapò” o “Ti ‘ne afto pou to lene agapi” interpretata da Sophia Loren e Tonis Maroudas (anche autore del brano). La canzone, per piccola orchestra classica, cui si aggiunge l’accompagnamento di chitarra acustica suonata come fosse un bouzouki, è cantata a mezza voce da voce femminile e maschile, in successione e in duetto. Si tratta della canzone usata in un altro film “Boy on a dolphin” di Jean Negulesco –regista statunitense di origine rumena- del 1957.

La canzone, molto nostalgica, si domanda che cosa sia davvero ciò che è chiamato Amore.

 Estratto da Shostakovich, quartetto numero 4, IV movimento.

tema lobster


IL CINEMA AUSTRALIANO E LA SUA MUSICA da “Cinema D’Ascolto” di M.Ungaro

http://www.pensieroplurale.it/cinema-australiano-la-sua-musica/

Pensiero Plurale è l’ideale spazio informativo in cui diverse discipline e contenuti possono liberamente coesistere. Dalla politica allo sport, dalla filosofia all’arte, dalla narrativa al cinema, non ci facciamo mancare nulla.

Proponiamo, stavolta, un’indagine retrospettiva, uno studio articolato e appassionato, che getta un fascio di luce psichedelica sul cinema australiano in rapporto alle colonne sonore.
L’articolo è di Mariangela Ungaro, una delle nostre autrici di punta (che a settembre pubblicherà “Cinema d’ascolto”, ovviamente con il marchio editoriale Pluriversum Edizioni).

#cinemaaustraliano #cinemadascolto #mariangelaungaro #musicapercinema #australia


NUOVI BOOKTRAILERS: MUSICA – POESIA- IMMAGINI

MARIA TERESA TEDDE

COM’ERA BELLA MARIA

Il brano pianistico originale, composto da Mariangela

Ungaro, “Il mito di Marpessa” 


sonorizza le parole della poetessa

Maria Teresa Tedde, intrise di sublime nostalgia.

Per terra le arance

sotto l’albero tormentato di maestrale

per terra come i suoi baci

a serenare sotto le stelle

sotto il sole, sotto piedi indifferenti

e la paura dentro.

Com’era bella Maria

coi suoi capelli al vento

ed i suoi sogni in tasca.

Con le sue mani

li animava di speranza e di fiducia.

Com’era bella Maria

quando sorrideva:

sapeva di miracolo

di odor di gelsomino

di pelle di bambino

e offriva il cuore

a rondini lontane.

 

 

 
 
 
 

MARGHERITA BONFILIO

ADESSO BASTA

Una poesia di Margherita Bonfilio contro la violenza sulle donne.

Musica originale di Mariangela Ungaro. 

Si ringrazia il fotografo Vieri Bottazzini per le immagini paesaggistiche.

Adesso basta!

Non voglio più sentire la tua mano


che con ferocia colpisce il mio viso,l’alito pungente che soffoca ogni mia speranza,

la violenza con cui mi sbatti contro il muro.

Non voglio più sentirmi una nullità,

umiliata, schernita, posseduta senza amore.

Anima sfregiata che grida il suo bisogno di riscatto,

desiderosa di rinascita e di un nuovo domani.

Voglio poter camminare a testa alta,

senza la paura di tornare a casa

ed ascoltare i tuoi passi dietro la porta

che si fanno pesanti, incalzanti, schiaccianti.

Niente più catene e legami malati.

Spogliata di me stessa cammino sulla battigia,

assaporo la frescura della sabbia bagnata sotto i piedi,

mi inebrio del profumo salmastro della risacca,

alzo gli occhi al cielo

e grido con quanto fiato ho in gola

Io esisto!!

Corro libera dalle catene di un amore malato

verso un nuovo futuro.

Il mio!


 

 

 

 
 
 

GIUSEPPE LECCARDI

LUCCIOLE

“Grazie infinite Mariangela per le immagini scelte e la tua meravigliosa musica.

Un effetto sorprendente, un mix di emozioni, suggestioni e ricordi. 

Un”Cantico” celebrativo della natura e della vita che fluisce ininterrotta di padre in figlio, fino ai nipoti e pronipoti con un alone di magico stupore che le lucciole sanno aggiungere. 

Il risultato è un formidabile inno alla natura e alla vita.”

Mini lanterne magiche oscillanti

nel vento tiepido di maggio,

compagne dei giochi infantili.

Piccole stelle cadute,

briciole vive di comete sparse

fra gli orti, i fontanili e i campi.

Il vostro incerto volo mi commuove.

Segnali luminosi, lampeggianti

sulla corsia di sorpasso

ai nostri innumerevoli pensieri.

Luci di posizione d’invisibili alianti

occhi accesi, danzanti,

fari che frugano la notte

alla ricerca dei perduti sogni.

Festose luminarie naturali

d’un Natale fuori stagione;

insegne intermittenti, misteriose,

di antiche feste e agresti rituali.

Residui di silenti fuochi artificiali.

Luci d’un circo di periferia

sotto il nero tendone della notte,

ricco di pagliacci, saltimbanchi,

giocolieri e uomini volanti.

Un mondo vivo nella memoria

d’un bimbo che vi inseguì correndo

dietro le vostre zigzaganti rotte

convinto che la vita fosse

un eterno gioco.

 

ADA CRIPPA

SONO

Poesia di Ada Crippa

“Sono” 

Montaggio video: Mariangela Ungaro 

Musica originale “AFORISMA DI FUGA” di Mariangela Ungaro

Sono una goccia che in uno stagno cade

e che solo per un attimo, le acque ferme – smuove.

Sono la pioggia che cade nel mare

il mare che batte lo scoglio.

Sono lo scoglio che arresta il vento

il vento che s’ingremba nell’onda

Sono l’onda che disseta la riva

la riva che s’allunga nel sole.

Sono il sole che scalda la terra

la terra che contiene la zolla.

Sono la zolla che attende l’aratro

l’aratro che invita la mano.

Sono la mano che stringe la tua

perché dunque io – t’amo.

Io t’amo è so d’esser nulla:

nel passato, nel futuro – nulla.

Sono un frammento di luce dispersa

nel tempo che vivo.

Sono un nugolo di polvere mischiata con l’acqua

l’acqua che bevo e che nutro

Sono un soffio – nell’universo infinito.

Sono il respiro della luna che passa silenziosa

un uccello che scava col becco la sua dimora.

Sono una foglia scritta nel tempo

la stagione che si consuma

sono la notte che scende furtiva

il buio che intana e fa paura

sono dunque – la morte?

Sono prima – la vita

 

 

 

IZABELLA TERESA KOSTKA 

A TE

Poesia selezionata e pubblicata sull’antologia “Parole d’Amore”

Premio San Valentino, Anvos e Accademia dei Bronzi

Ursini Edizioni 2017 

MUSICA ORIGINALE e montaggio video di MARIANGELA UNGARO

Dimmi che mi vorrai ancora,

quando voleranno lontano gli ultimi aironi

e la sposa – magnolia cesserà di fiorire,

moriranno raccolte le spighe di grano

e i salici svestiti piangeranno dal gelo.

Al di là della nostra estate,

sfregiata di notte con folle arsura

soppressa ingenua dall’odore d’autunno,

spoglia d’affetto come rami degli alberi,

solitari guardiani dell’abbandono.

Sussurra che mi cercherai nel mentre,

mentre la neve coprirà le distese

e le sorgenti indosseranno il ghiaccio,

nella notte polare priva di luce

sarai l’aurora per tutti i miei sensi.

Oltre qualsiasi inverno.

Prometti che mi scalderai ancora,

come se fossi primavera.

ANNAMARIA GALLO 

L’ULIVO

Poesia di Annamaria Gallo

Musica originale di Mariangela Ungaro “Il rumore del sole”

Giunsi, come viandante errante
nella notte di un tempo
che non conosceva
pace interiore.


Il mio sguardo, si fermò
verso verdeggianti ombre
colline a me tanto care
di fanciullesca memoria.

Quanti anni erano trascorsi
ed il mio pensiero
spesso e sovente
lì, rivolto,
alla mia terra,
al mio mare e alla sua frizzicante
brezza del mattino,
alla rosea luce, di un sole,
che sorge puntuale,
all’ alba, preludio di un giorno,
che fa capolino sul tutto.

Giunsi, viandante errante e sconosciuta
nella terra dei miei Avi
ed ivi, infine,
piantai il mio ulivo.

 

 
 

DANIELA PORCELLI 

OCCHI BRAMOSI DI VITA

Poesia di Daniela Porcelli 

Arrangiamento per orchestra tratto da “Schindler’s list” a cura di Mariangela Ungaro

Ho visitato il campo di Auschwitz

Ed ho immaginato di udire

Parole sporche,

come pietre scagliate

con violenza nell’acqua.

Ho visto esseri trasformati,

corpi denudati,

scheletrici, denutriti

ma con occhi

ancor bramosi di vita,

senza più il calore

di un sorriso.

Denti digrignati

Da una rabbia infinita,

anime sfiancate

da un’attesa senza tregua,

esseri a cui tutto è negato,

anche ogni forma

di Speranza,

in un’eterna lotta

tra la vita e la morte

in cui alla fine

per crudeltà dell’uomo

sempre la morte ha vinto

l’impari duello

con la vita.

 
 

 

 

PASQUALINA DI BLASIO

FOGLIE D’AUTUNNO

Arrangiamento musicale di M.Ungaro Poesia di Pasqualina Di Blasio, 

“Foglie D’Autunno” 

tratto dalla silloge “Approdi al cappello giullare”

Musica di F.Mendelssohn, arrangiamento per piccola orchestra a cura di Mariangela Ungaro

Crepitano sotto i miei piedi

Come fiammelle accese

Le foglie raccolte a tappeto

Da un mulinello scherzoso

Che gonfia a più non posso le gote

Quasi un girotondo concluso.

Acchiapparella senza segreti

Un volteggio a pochi metri nell’aria

Un duetto gioioso e ammiccante

“Se ti prendo ti tocca baciarmi”.

Ero capitata per caso nel parco

In un bel gioco di squadra

in cui le figlie d’autunno

non è pena un giro nel vuoto

e finire e giacere sopra la terra.


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Concerto imperdibile!

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