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Stardust artistic studios

THE LOBSTER

ESTRATTO DA “CINEMA D’ASCOLTO” di Mariangela Ungaro

II volume, “Il cinema e la musica dei paesi mediterranei”
– il cinema greco-

The Lobster è un film del 2015 scritto e diretto da Yorgos Lanthimos, al debutto in un film in lingua inglese, con protagonista Colin Farrell e Rachel Weisz.

La produzione del film è notevole: Grecia, UK, Irlanda, paesi Bassi e Francia. Ha meritatamente ottenuto il premio della giuria al Festival di Cannes nel 2015.

Devo dire che il film è decisamente ben fatto, ben recitato;  ha una sceneggiatura davvero originalissima ed interessante. In un futuro che sembrerebbe piuttosto prossimo, gli esseri umani sono riconosciuti dalla società e lasciati in vita solo se sono accoppiati, altrimenti sono costretti ad andare in un albergo dalle regole assurde e trovare una compagna o un compagno entro 45 giorni. Allo scadere del tempo concesso, l’individuo che non ha trovato la compagna o il compagno saranno trasformati in un animale scelto da loro.

Per prolungare la permanenza in albergo e avere la possibilità di accoppiarsi, gli individui sono portati nel bosco, a caccia di coloro che si chiamano solitari e che si sono dati alla macchia per rimanere single e liberi: ogni solitario colpito è un giorno in più in albergo.

David, il protagonista del film, si ritrova solo dopo che la moglie lo ha lasciato, viene quindi portato in albergo. Lo segue il suo cane, che in realtà è il suo sfortunato fratello. In albergo incontra uomini e donne ma David non ha fortuna, nemmeno durante la caccia. Il tempo a lui concesso sta per scadere, quindi decide, prima di essere trasformato in un’aragosta, di accoppiarsi con la donna “senza cuore”. Lei però è davvero disturbata, infatti uccide il cane di David per vedere la sua reazione: solo se è senza cuore come dice di essere, lei resterà con lui. David però, alla vista di suo fratello in una pozza di sangue, crolla. Lei vuole denunciarlo. David a questo punto la elimina, con la complicità di una cameriera, e fugge nel bosco. Qui incontra un gruppo di solitari, tra cui la donna che diventerà sua compagna. Anche presso la comunità di solitari vi sono regole disumane; David e la sua ragazza, scoperti e minacciati dalla leader della comunità, una ragazza aggressiva e autoritaria, che addirittura rende cieca la povera donna, decidono di fuggire. Ci riescono. Una volta liberi, lui cercherà di accecarsi per vivere nelle stesse condizioni della sua compagna.

Le musiche, sotto la supervisione di Amy Ashworth, sono tutte di repertorio e si differenziano per la funzione IN e di commento.

In ordine di apparizione (o ascolto) esse sono:

Beethoven, quartetto in fa maggiore opera 18 numero 1, adagio affettuoso ed appassionato.

Shostakovich, quartetto numero 4, IV movimento

Nick Cave “Something’s gotten hold of my heart (di Roger Greenaway e Roger Cook)
R. Strauss, Don Quixotte, opera 35

Danai Stratigopoulou “Apo Mesa Pethamenos”

A. Schnittke, quintetto con pianoforte, II movimento, in tempo di Walzer

Strawinskij, 3 pezzi per quartetto

– A. Schnittke, quartetto numero 2

Nick Cave e Kylie Minogue “When the wild roses grow”

“Giochi proibiti”

Britten, quartetto numero 1 opera 25

“S’agapò” o “Ti ‘ne afto pou to lene agapi” (Loren – Maraudas)

E’ interessante notare come Beethoven e Shostakovich si alternino, accompagnando e segnando in modo ben marcato la struttura del film: il primo per i momenti di rassegnazione, con voce narrante fuori campo che descrive la situazione, il secondo per quelli di grande tensione. Le canzoni, quando proposte in versione originale, sono tutte IN, tranne una di commento (con effetto straniante di musica al di sopra delle parti) : in un caso si tratta di riarrangiamento suonato e cantato (orrendamente) dal vivo, mentre le altre canzoni provengono da apparecchi audio che si vedono in scena. “Giochi proibiti” è l’unico brano solo strumentale suonato dal vivo da un duetto di chitarre.

Dopo il prologo e i titoli di testa, rispettivamente con rumori di scena e nel silenzio più totale, ascoltiamo le note iniziali del quartetto in Fa maggiore -opera 18 numero 1- di Beethoven: l’adagio affettuoso ed appassionato accompagna, con i suoi accordi ribattuti morbidamente in successione ravvicinata di 3 e la melodia struggente, condotta dal primo violino, le scene in cui David viene portato in albergo e vi giunge rassegnato. Con lui c’è suo fratello, tramutato in cane.

Davide entra nell’hotel, deve subire un interrogatorio e sottostare alle regole che gli vengono elencate sommariamente: la musica è di Shostakovich, quartetto numero 4, IV movimento. Tre note lunghe all’unisono nel piano fanno da trampolino inaspettato a due gruppi di tre accordi violenti, marcati, nel fortissimo, di breve durata e ravvicinati.

L’alternanza tra i due brani antitetici di Beethoven e Shostakovich procede anche per tutte le seguenti scene successive: Beethoven accompagna la scena in cui David è in camera sua, una squallida singola, e vede la dotazione dell’albergo descritta dalla voce fuori campo (che poi si scoprirà essere la voce della donna che David incontrerà nella comunità dei solitari e che amerà fino alle estreme conseguenze); Shostakovich sigillerà invece il momento in cui David è ammanettato dalla direzione dell’albergo: sperano che identifichi la mancanza di un pezzo del suo corpo con la mancanza di una consorte!

Ritorna Beethoven: David è nella sala della colazione e comincia a farsi un’idea degli astanti, mentre la voce fuori campo descrive fatti e personaggi.

Arriviamo così al primo brano cantato, in versione IN, quello di Cave “Something’s gotten…” interpretato dal direttore dell’albergo e sua moglie: i single sono in una sala da ballo e devono conoscersi. David chiede ad una ragazza di ballare e appena si alza dalla sua postazione e si presenta alla giovane, ascoltiamo Strauss, l’estratto da Don Quixotte: il brano di commento si fonde inizialmente in una cacofonia notevole con la canzone IN dei due albergatori, ma poi diventa padrone indiscusso di commento, con la sua orchestra piena, baldanzosa e prorompente,  svoltolata dopo un trillo tensivo.

Arriviamo alla scena della caccia: la canzone è “Apo Mesa…” di Danai Stratigopoulou

cantautrice ateniese, (1913 – 2009). La canzone esordisce con il pianoforte, che si rotola su scale e volatine neanche fosse un brano chopiniano, poi accompagna in modo discreto la voce femminile. Il testo della canzone parla di una donna abbandonata a cui viene chiesto che valore abbia la vita: lei risponde che la vita ha valore se è piena d’amore e che quando lo si perde si diventa vivi all’esterno ma morti dentro. Anche i single dell’albergo che devono cacciare i solitari per allungare la propria permanenza in hotel sono morti dentro. La canzone è struggente ma di grande dignità, e sembra osservare con rassegnazione l’abrutimento dell’azione di caccia. Forse non è un caso che la canzone abbia un sound style anni ’30, come se provenisse da un grammofono o da una radio durante la seconda guerra mondiale.

Va notato infatti che l’albergo conserva la natura profonda di un lager, e umilia i suoi “ospiti” facendoli addirittura assistere ad uno spettacolo di mimo in cui gli si dimostra che vivere da soli ha solo svantaggi: viene mimata la morte di un uomo per affogamento se non interviene la moglie e lo stupro di una donna proprio perché single. Durante il “teatrino” avvilente ascoltiamo il quintetto di Schnittke: un valzer, appunto, il simbolo musicale già utilizzato dal cinema per connotare idea di società fissa, ristretta di mentalità, non al passo coi tempi, che rifiuta qualsiasi moto dell’anima che vada contro alla morale istituzionale e allo status quo da conservare acriticamente e ipocritamente, anche con la violenza; il valzer è staniante, lacerato dall’interno, melodia e armonia sono atonali, conservano solo l’idea ritmica e timbrica del valzer, quindi solo l’apparenza.

La stessa musica accompagna anche le scene inframezzate al teatrino, in cui David viene sessualmente stimolato da una cameriera per istigarlo a trovare celermente una compagna, e la scena in cui uno degli uomini single viene punito –una mano gli viene bruciata nel tostapane- per aver praticato autoerotismo.

Riascoltiamo Beethoven quando, insieme alla voce fuoricampo, troviamo David che allontana la donna “dei biscotti al burro” e Shostakovich, quando gli uomini diventati amici di David litigano furiosamente per futili motivi.

Nella scena della piscina, in cui uno degli amici di David –il ragazzo zoppo- cerca di abbordare la ragazza che soffre di epistassi, ascoltiamo un estratto dai 3 pezzi per quartetto di Strawinskij: la ragazza sta nuotando in piscina a dorso, i suoi movimenti sono lenti, ripetitivi, inespressivi, così come quelli degli archi stranianti, alienati, lenti e senza una meta.

Tornano Beethoven e Shostakovich: Beethoven, con immancabile voce femminile narrante fuori campo, accompagna la scena in cui David, nel campo di golf, ha deciso di provare a conquistare la donna “senza cuore”, pur di salvarsi. Nella scena successiva, sonorizzata invece con la musica di Shostakovich, i due sono in una vasca idromassaggio e lei finge di strozzarsi con un’oliva: vuole vedere la reazione di lui che resta effettivamente impassibile, in modo da capire se anch’egli è senza cuore e se tra loro due è possibile una storia.

La musica che segue è l’apoteosi dell’allucinazione: il delirio acuto e piano degli archi del quartetto di Schnittke connota alla perfezione la scena in cui David e la donna senza cuore sono nella stessa camera ed iniziano a conoscersi meglio come coppia: hanno rapporti sessuali e lei, impassibile, esige di vedere il volto di lui, per assicurarsi che non provi alcun piacere o emozione.

Segue Shostakovich  a sonorizzare uno dei momenti più drammatici e tensivi del film: la donna senza cuore ha ucciso a calci e poi pugnalato il cane di David: la povera bestia, in realtà fratello di David, ha sofferto atrocemente. David lo vede in una pozza di sangue, e crolla. Decide di uccidere la donna e ci riesce, con la complicità della cameriera dell’albergo che sta anch’essa meditando la fuga. Non poteva esserci sonorizzazione migliore.

Ascoltiamo nuovamente Beethoven quando David fugge nel bosco, dove la leader dei solitari, una giovane donna patologicamente  dura, autoritaria e senza scrupoli, sta cercando tartufi con un maiale al guinzaglio. In questo contesto, dalle regole atroci – scavarsi la fossa da soli in caso di morte, no rapporti sessuali o sentimentali tra solitari, punizioni disumane a chi infrange le regole – David conosce la sua compagna.

Torna anche Shostakovich a sonorizzare i momenti di tensione: durante una battuta di caccia, la compagna di David conficca un coltello nella gamba di uno degli ex amici di David, salvando il suo amato. Segue Beethoven a sonorizzare le scene successive in cui David regala dei conigli alla compagna che gli ha salvato la vita, mentre la voce fuori campo racconta alcune ricette a base di coniglio!

A volte i solitari vanno in città – luogo concesso solo alle coppie- per fare rifornimenti di viveri e altro. David e la compagna, la leader e un altro uomo camminano in abiti civili in un centro commerciale: la scena è commentata da un altro estratto dal Don Quixotte di Strauss. I solitari sono anche soliti fare irruzione nelle stanze delle coppie per fare in modo che scoppino: è quello che succede nelle scene successive, con il commento di Shostakovich. Poi i solitari festeggiano il successo ballando nel bosco, ma da soli, ciascuno con il proprio riproduttore in mano e cuffie nelle orecchie: trattasi di musica da discoteca, ma davvero impossibile da decifrare, si sente pianissimo.

Più avanti nel film David e la sua compagna ballano: devono sottostare alla regola del ballo singolo con riproduttore personale e cuffie, ma i due sincronizzano gli apparecchi e riescono a qualche modo a ballare insieme. La canzone del ballo è “When the wild roses grow” interpretata da Nick Cave e Kylie Minogue.

La relazione clandestina tra David e la donna è sonorizzata con Beethoven: la voce fuori campo descrive con accuratezza le azioni e ci codifica i gesti apparentemente senza senso tra David e la donna, l’unico modo che hanno per comunicare.

Durante una nuova gita in città, la leader porta David e la donna a casa dei suoi genitori, che si esibiscono in un duetto di chitarre acustiche con “Giochi proibiti”: trattasi di musica IN, sulle cui note David e la compagna non possono fare a meno di esplicitare involontariamente il loro rapporto amoroso…la leader li osserva meditando la punizione (scene sonorizzate con Beethoven) e infine decide di punire la donna facendole fare un intervento agli occhi che invece di guarire la sua miopia la renderà cieca (riascoltiamo Strawinskij quando la donna è sulla sedia operatoria).

La donna, ormai cieca e disperata, cerca di difendersi dalla leader ma uccide involontariamente la cameriera che ormai fa parte della comunità dei solitari (Shostakovich).

David non abbandona la sua compagna, cerca invece di rieducarla alla vita come non vedente: su armonici di archi fischianti nella zona sovracuta, che si muovono a fasce lente, si delinea una linea melodia di un timido pizzicato. Si tratta del quartetto numero 1 opera 25 di Britten: il brano connota la delicatezza e la devozione con cui David aiuta la sua compagna.

Beethoven aveva iniziato e Beethoven chiude il film prima dei titoli di coda: David colpisce la leader e la sotterra nella buca che aveva preparato per sé costretto dalla donna; lui e la compagna fuggono dal bosco e arrivano in città, sono liberi. Non vi è sonorizzazione quando David decide di accecarsi.

I titoli di coda: ascoltiamo la canzone ““S’agapò” o “Ti ‘ne afto pou to lene agapi” interpretata da Sophia Loren e Tonis Maroudas (anche autore del brano). La canzone, per piccola orchestra classica, cui si aggiunge l’accompagnamento di chitarra acustica suonata come fosse un bouzouki, è cantata a mezza voce da voce femminile e maschile, in successione e in duetto. Si tratta della canzone usata in un altro film “Boy on a dolphin” di Jean Negulesco –regista statunitense di origine rumena- del 1957.

La canzone, molto nostalgica, si domanda che cosa sia davvero ciò che è chiamato Amore.

 Estratto da Shostakovich, quartetto numero 4, IV movimento.

tema lobster

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CINEMA D’ASCOLTO di Mariangela Ungaro

CINEMA D’ASCOLTO

 Estratti dai 5 volumi

 

CINEMA D’ASCOLTO:

UN VIAGGIO INTORNO AL MONDO ATTRAVERSO LE SONORITA’ DEL CINEMA MONDIALE.

La compositrice e scrittrice Mariangela Ungaro ha ideato e prodotto CINEMA D’ASCOLTO, un viaggio intorno al mondo attraverso le sonorità del cinema mondiale.
La raccolta di saggi tratta in modo piacevole ma dettagliato la storia del cinema di ogni parte del mondo con particolare riferimento alla musica creata apposta o utilizzata per sonorizzare i film, seguendo le tematiche principali della storia di diverse nazioni in ordine cronologico.
Una lettura piacevole per non addetti ai lavori, una raccolta interessante per musicisti e cineasti.
Esistono anche delle puntate radiofoniche prodotte per Radio Diritto Zero, con la regia audio di Emanuele Contreras.

I CONTENUTI:

 

1. CINEMA D’ASCOLTO

Introduzione all’opera, dediche e presentazione

Rudimenti di musica per cinema e teoria musicale generale, il ruolo della musica

Esempi di musica di pubblico dominio nel cinema mondiale

La musica originale per cinema, tecniche compositive e generi cinematografici

 

2. LA MUSICA E IL CINEMA DEI PAESI MEDITERRANEI

Il cinema italiano

il cinema francese

il cinema spagnolo

il cinema greco

 

3. LA MUSICA E IL CINEMA DEI PAESI FREDDI

Il cinema dei paesi scandinavi

il cinema russo

il cinema tedesco

 

4. LA MUSICA DEL CINEMA ASIATICO

il cinema giapponese

il cinema cinese

il cinema koreano

il cinema indiano (Bollywood)

5. IL CINEMA E LA MUSICA DEI PAESI ANGLOSASSONI

il cinema americano

il cinema inglese

il cinema australiano

 

 

 

 

PRESENTAZIONE GENERALE

Il lavoro si pone some indagine accurata sui linguaggi cinematografico e musicale che sono intrecciati indissolubilmente con la storia e cultura del popolo a cui entrambi danno voce.
L’originalità dell’opera è innanzitutto il suo raggio d’azione mondiale, mentre i saggi esistenti si limitano ad indagini più monografiche, spesso per genere cinematografico (il film musicale, il cinema muto, il cinema 3D) oppure per autore (il cinema di Argento, il cinema di Fellini e così via..) o semplicemente per epoca storica.
“Cinema d’Ascolto” collega tutto il mondo e la sua storia, la sua cultura, e arriva a fare grandi riflessioni a livello socio-psicologico e interculturale, proprio perché ha una visione olistica di tutto il comportamento dei popoli del mondo in un definito periodo storico. “Cinema d’Ascolto” fornisce anche spunti di riflessione sulla cultura dei popoli, di cui il cinema e la musica sono lo specchio esatto e più intimo, atavico, autentico, intrecciato e veritiero.
In un momento di grave crisi culturale come quello attuale, conoscere il linguaggio audiovisivo che fa parte integrante della vita di ciascuno, in modo sempre più olistico e pregnante, e che lega il mondo intero nella sua rinnovata versione globale e tecnologica, è fondamentale per leggere in modo critico e consapevole i messaggi che la società ci fornisce e che, senza le giuste coordinate, rischieremmo di assimilare acriticamente.
Il cinema ha avuto un ruolo sostanziale nella storia dell’umanità, divulgando alle masse messaggi, cultura, informazioni, valori, bisogni, stili di vita, provocazioni, critiche alla stessa società e inventando nuovi modi per comunicare. La musica, il linguaggio universale per eccellenza, si è strettamente legata al cinema, asservendolo da un lato, ma anche amplificandone i significati, mantenendo le sue caratteristiche linguistiche ed epistemologiche, e andando aldilà della stessa immagine che andava a connotare. La musica si è rinnovata nella sostanza, e ha ricreato se stessa seguendo modalità molto precise a seconda dei generi cinematografici che andava a musicare, quando non addirittura creando un sound specifico che nella storia della musica non aveva precedenti.
La musica in sostanza ha sommato le sue ragioni a quelle del cinema, riempiendo di significato le immagini, talvolta descrivendole alla lettera con timbri, ritmi, intensità, ma anche innalzandosi al di sopra delle parti. A volte la musica ha salvato delle pessime pellicole, altre ha rovinato delle pellicole più che interessanti, perché ha un potere reale che non va assolutamente sottovalutato.
Una ricerca davvero affascinante.
Il lavoro è stato proposto sottoforma di conferenze con audiovisivi a teatri e circoli culturali e come puntate radiofoniche.
Il lavoro è stato proposto nelle sale da concerto, con l’esecuzione dal vivo delle musiche, concerti peraltro realizzati in prestigiose sale italiane come ad esempio la sala Verdi del Conservatorio di Milano che vide nel 2007 e 2010 due concerti per coro, solisti e orchestra con musiche per film orchestrate in originale da Mariangela Ungaro e al teatro Cagnoni di Vigevano nella serata intitolata “Note di stelle” in occasione di un prestigioso festival cinematografico.

CONTATTI:

mariangelaungaro@gmail.com

http://www.stardustgroup.it

 


IL CINEMA AUSTRALIANO E LA SUA MUSICA da “Cinema D’Ascolto” di M.Ungaro

http://www.pensieroplurale.it/cinema-australiano-la-sua-musica/

Pensiero Plurale è l’ideale spazio informativo in cui diverse discipline e contenuti possono liberamente coesistere. Dalla politica allo sport, dalla filosofia all’arte, dalla narrativa al cinema, non ci facciamo mancare nulla.

Proponiamo, stavolta, un’indagine retrospettiva, uno studio articolato e appassionato, che getta un fascio di luce psichedelica sul cinema australiano in rapporto alle colonne sonore.
L’articolo è di Mariangela Ungaro, una delle nostre autrici di punta (che a settembre pubblicherà “Cinema d’ascolto”, ovviamente con il marchio editoriale Pluriversum Edizioni).

#cinemaaustraliano #cinemadascolto #mariangelaungaro #musicapercinema #australia


TEATRO PER TUTTI!

Mi chiamo Andrea Salierno e sono un attore di Milano.
Ho cominciato a muovere i primi passi sul palco all’età di 5 anni e da lì non ho mai smesso di calcarlo.
Fin da bambino ho sempre sognato di fare questo mestiere stupendo. Crescendo e inseguendo sempre i miei sogni ho cercato di trasformare un sogno in realtà, mantenendo sempre il focus sui i miei obbiettivi senza mai distogliere l’attenzione.
Il mestiere dell’attore è difficile, ma la voglia di mettersi in gioco è sempre stata più forte di qualsiasi avversità, si può chiamare in mille modi, vocazione, essere portati, la propria strada.
In qualunque modo lo si chiami, come diceva Walt Disney: “ quello che più conta è che se lo puoi sognare, lo puoi realizzare “.

Workshop teatrale: 

 Due giorni di lavoro sul corpo e voce.

 
 

 

Condotto dall’attore Andrea Salierno.
Da sempre il Teatro è luogo d’incontro dove le persone possono tirar fuori ed esprimere le proprie sensazioni ed emozioni, condividendo insieme e vivere il “Qui ed ora”.
Il Teatro non solo forma attori, ma permette a chiunque di potersi esprimere in maniera totalmente unica ed irripetibile, attraverso esercizi, giochi teatrali, attraverso la danza ( teatro danza ), musica ( musicaterapia).
In un gruppo è fondamentale la fiducia è il rispetto della persona/e con chi ci si relaziona.

Primo giorno:

Cerchio.
Incontro con le persone e presentazione di ognuno per conoscersi.
Esercizi:
– Scrittura.
– Treaning/ riscaldamento del corpo e della voce.
– Scoperta dello spazio.
– Scomposizione corporea.
– Biomeccanica.
– Esercizi di articolazione vocale, Dizione, giochi di parole.
– Uso del Grammelot.
– Teatro danza.
– Esercizi a coppie sull’ascolto.

Secondo giorno:

Esercizi:
– Esercizio dello sguardo (uso occhi) con il compagno/a
– Lavoro sull’emozioni.
– Lavoro sull’improvvisazione scenica e ascolto con conduzione a braccio della scena.
– Esercizi sul respiro, uso corretto della respirazione ( diaframma ).
– Esercizi di sciogli lingua e articolazione vocale.
– Esercizi sull’ascolto e uso del corpo.
– Esercizio sugli animali.
– Esercizio sulla camminata ( diagonale ).
– Scrittura.

Al termine delle due lezioni, cerchio conclusivo.


SUSSURRI E GRIDA DI PURA ARTE

ESTRATTO DA “CINEMA D’ASCOLTO
 IL LIBRO DI  MARIANGELA UNGARO

 

Anche nel film “Sussurri e grida” (1972) con le musiche di Pierre Fournier, troviamo moltissimi elementi ricorrenti nei film di Bergman: sospiri, spasmi di dolore, grida, cui si aggiungono rumori di scena (tormenta, lancette, rintocchi d’orologio e campanelli) che hanno un ruolo molto importante; non mancano gli strumenti principali, come il violoncello, voce della morte – Sarabande dalla Suite n. 5 in Do minore, BWV 1011 di Bach, eseguita al violoncello da Pierre Fournier – , il pianoforte, suono del ricordo e della madre, nonché il carillon, suo parente luccicante, simbolo dell’infanzia perduta (con musica di repertorio, un estratto dal “Bel Danubio Blu”, a significare anche una società nobiliare finita).


Potrei azzardare che ci sono tre suoni – rumori di scena, violoncello e pianoforte (imparentato simbolicamente col carillon) – così come tre sorelle (con tre caratteri diversi, Agnese bianca e pura, Karin nera come il senso di realtà e disillusione, e Maria, rossa di capelli ma anche rossa di passione, donna aggrappata alla vita che non si arrende alla solitudine) e tre colori ricorrenti nel film – nero (morte / violoncello), bianco (purezza, ricordo, infanzia finita, spensieratezza passata, luce, esterni / pianoforte-carillon) rosso (dolore, sangue, rabbia, grida, tormenta, banalmente anche i colori delle tende / rumori di scena).

Rumore di lancette nel più assoluto silenzio, sospiri dolorosi e spasmi preludono il risveglio della protagonista; dopo nove minuti che sembrano durare un’eternità, udiamo il carillon che suona un estratto breve dal Danubio Blu di J. Strass mentre scorrono immagini di casa di bambole: tra la musica di repertorio, il celeberrimo walzer che tanta parte avrà nel cinema (pensiamo anche al film “Odissea nello spazio” di Kubrik e non solo) è simbolo di caducità dell’ancien regime ma anche, in questo peculiare caso, simbolo della fine dell’infanzia, della spensieratezza delle tre sorelle. Ora la protagonista è alla fine della sua vita, se di vita si può parlare nel suo caso.

Ogni volta che sentiamo rintoccare il vecchio orologio a pendolo, parte un feed back in cui ciascuno dei personaggi ricorda qualcosa del suo passato, o del passato dei suoi cari, in modo soggettivo, come se potessimo, ad ogni scoccar d’ora, assistere alla versione dei fatti di ciascun personaggio, comprenderlo nel profondo e perdonargli anche le scelte più aberranti.

Il primo feed back è di Agnese, la sorella che sta morendo: ella ricorda sua madre, rivive le tappe del loro incompreso rapporto; il pianoforte chopiniano – Mazurka in La minore, op. 17 n. 4, di Fryderyk Chopin, eseguita al pianoforte da Käbi Laretei – suona come malinconico commento e ricordo sommesso e lontano.

Non vi è differenza tra mondo esteriore sconquassato dalla tormenta e mondo interiore travagliato dei personaggi in scena, cui si sommano gli spasmi dolorosi e il respiro affannoso della moribonda Agnese, scandito dai rintocchi inesorabili degli orologi, gli stessi rintocchi che accompagnano la vestizione e ricomposizione del cadavere della donna.

Dopo la morte di Agnese, e dopo i personali feed back in cui capiamo le motivazioni terribili e profonde che portano le due sorelle rimaste ad essere come sono (Karin ad esempio è borderline e alterna, anche nel parlare, momenti di grande durezza e severità alla più esplicita depressione) le vediamo infine parlare e riconciliarsi, comprendersi, baciarsi, accarezzarsi, avvicinarsi dopo anni; non udiamo parole, vediamo solo gesti e labbra che si muovono, ma sentiamo la musica di Bach al violoncello solo: anche Agnese è con loro, simbolicamente, il dolore della sua morte le ha riavvicinate.

Riascoltiamo Bach al violoncello solo, quando Anna, la serva, resta per ultima a consolare Agnese e resta vicino alla donna dolorante fino all’ultimo. Riascoltiamo anche Chopin al pianoforte quando Anna legge il diario di Agnese, e le parole ci riportano a rivedere le tre sorelle in giardino a passeggiare, nella luce bianca della spensieratezza perduta.

Il film termina acusticamente con tre rintocchi di pendolo.

Il 20 gennaio 2005 Bergman ha ricevuto il Premio Federico Fellini – che aspira a diventare il “Premio Nobel del cinema” – per l’eccellenza della sua produzione artistica cinematografica. Il 30 luglio 2007, all’età di ottantanove anni, muore nella sua casa di Fårö, un’isola svedese del mar Baltico, lo stesso giorno della scomparsa del regista italiano Michelangelo Antonioni.


IL POSTO DELLE FRAGOLE e la sua colonna sonora

 Dal libro “CINEMA D’ASCOLTO” di Mariangela Ungaro

 

Il posto delle fragole è un film del 1957 di Bergman, con le musiche di Erik Nordgren

https://www.youtube.com/watch?v=J_dDkRIAt60

Le musiche sono in realtà delle emblematiche pennellate timbriche (violoncello e arpa con significati antitetici) il resto è musica IN (suonata al pianoforte, alla chitarra, o cantata) oppure sonorizzazione, ovvero suoni e/o rumori emblematici (rintocco di campane, di orologio, suoni di natura e canti di uccelli).

Vi è una logica intrinseca nell’uso di musica IN, di commento , signal sonori e rumori di scena: si potrebbe parlare quasi di permutazione delle varie componenti sia nelle scene realistiche sia in quelle oniriche, a creare un disegno ben delineato, connesso e connotato proprio anche grazie ai suoni ricorrenti.

Il film si apre con un sogno, e la fase onirica accompagnerà il protagonista (il professor Isaac) per tutto il film; tutti i sogni si aprono con l’arpa, un timbro tipico per connotare un’ idea atavica di mondo onirico, impalpabile, di apertura di sipario, con i suoi glissandi ascendenti. Tutti i sogni tranne l’ultimo, alla fine del film, quando l’arpa è la protagonista di tutto il sogno, non solo dell’apertura, ed accompagna con arpeggi sempre più diluiti, in senso agonico, il protagonista e la giovane Sarah a trovare i genitori di Isaac sulle sponde del laghetto, fino all’ultimo arpeggio, riposante, sereno, che ha trovato finalmente la pace e ha saputo imparare a perdonarsi.

Fin dal primo sogno, sentiamo già molti elementi sonori che caratterizzeranno tutto il film: il battito del cuore e il rintocco dei timpani, sempre più forte, alla vista dell’orologio senza lancette (orologio reale che Isaac ritroverà a casa di sua madre); le campane (alla vista dell’uomo dissolto senza testa) e i loro sonori rintocchi; il suono fisso che si intensifica in una crescente tensione sonora e situazionale (alla vista della bara aperta con se stesso che è vivo e attira a sé con la sua mano esangue, Isaac vivo).

Il primo timido tema orchestrale di musica di commento vero e proprio (salvo un breve inciso tematico drammatico durante i brevissimi titoli di testa, dopo il prologo) lo ascoltiamo quando Isaac giunge – nella realtà e subito dopo nei suoi ricordi – nel “posto delle fragole”, un delizioso e assolato giardino che circondava la sua dimora familiare estiva.

Risentiamo anche il rintocco della campana, un signal sonoro che chiama a raccolta la famiglia del giovane Isaac, perso tra i suoi ricordi: la famiglia è riunita per la colazione intorno al tavolo e ringrazia il Signore.

Subito dopo ascoltiamo della musica IN: le gemelle infatti stanno cantando una canzoncina per lo zio che fa l’onomastico, mentre una delle sorelle le accompagna al pianoforte. La musica IN ci riporta alla realtà: uno dei ragazzi a cui Isaac e sua nuora stanno dando un passaggio, suona una chitarra, dopo pranzo.

La musica IN alla chitarra chiuderà anche il capitolo successivo: dopo una dissertazione sull’immanentismo, accompagnata da musica di commento drammatica di quartetto d’archi, udiamo ancora i rintocchi dei timpani (che si fondono con il rumore dei tuoni) quando Isaac vede davvero, a casa della madre, l’orologio senza lancette (che apparteneva a Sigfried, l’uomo che ha sposato la sua amata Sarah) e mentre lui ricorda, tornando in fase onirica, la sua Sarah, riparte anche il quartetto d’archi drammatico. La chitarra IN riporta tutto alla realtà: il ragazzo sta suonando ora nella macchina mentre fuori imperversa il temporale.

Il sogno successivo invece vede protagonisti molti signal sonori, timbri e rumori di scena: il tremolo d’archi innanzitutto, il pianto del bimbo, stridenti canti di uccelli nel bosco. Sempre in questo sogno, ascoltiamo anche della musica IN: Sarah sta suonando al pianoforte una delle fughe bachiane (tratte dal Clavicembalo ben temperato): il suo amato Sigfried le bacia il collo, lei smette di suonare e la musica passa senza perdere una nota, dal pianoforte al violoncello solo, che però è musica di commento, mentre la coppia si siede a tavola.

Partono i rintocchi dei timpani mentre Isaac tocca un chiodo fissato allo stipite della porta a vetri con la mano e bussa al vetro insistentemente.

Il suono fisso questa volta serve al risveglio.

Tornati alla realtà ascoltiamo il violoncello solo, di commento, tanto breve quanto drammatico, dopo che i ragazzi regalano al vecchio dei fiori, come omaggio per il suo giubileo: egli ringrazia, ma dice che è tardi e devono ripartire al più presto.

Il violoncello solo sarà anche il commento dopo la premiazione, come se Isaac sapesse bene che il premio che ha ricevuto non è meritato. Il violoncello è sempre associato all’idea di morte o comunque sonorizza il dolore intenso.

La parata del giubileo è sonorizzata con musica IN: trombe e campane.

Ed è IN anche la canzone cantata dai tre ragazzi sotto la finestra del professore, per dirgli addio.


NUOVI BOOKTRAILERS: MUSICA – POESIA- IMMAGINI

MARIA TERESA TEDDE

COM’ERA BELLA MARIA

Il brano pianistico originale, composto da Mariangela

Ungaro, “Il mito di Marpessa” 


sonorizza le parole della poetessa

Maria Teresa Tedde, intrise di sublime nostalgia.

Per terra le arance

sotto l’albero tormentato di maestrale

per terra come i suoi baci

a serenare sotto le stelle

sotto il sole, sotto piedi indifferenti

e la paura dentro.

Com’era bella Maria

coi suoi capelli al vento

ed i suoi sogni in tasca.

Con le sue mani

li animava di speranza e di fiducia.

Com’era bella Maria

quando sorrideva:

sapeva di miracolo

di odor di gelsomino

di pelle di bambino

e offriva il cuore

a rondini lontane.

 

 

 
 
 
 

MARGHERITA BONFILIO

ADESSO BASTA

Una poesia di Margherita Bonfilio contro la violenza sulle donne.

Musica originale di Mariangela Ungaro. 

Si ringrazia il fotografo Vieri Bottazzini per le immagini paesaggistiche.

Adesso basta!

Non voglio più sentire la tua mano


che con ferocia colpisce il mio viso,l’alito pungente che soffoca ogni mia speranza,

la violenza con cui mi sbatti contro il muro.

Non voglio più sentirmi una nullità,

umiliata, schernita, posseduta senza amore.

Anima sfregiata che grida il suo bisogno di riscatto,

desiderosa di rinascita e di un nuovo domani.

Voglio poter camminare a testa alta,

senza la paura di tornare a casa

ed ascoltare i tuoi passi dietro la porta

che si fanno pesanti, incalzanti, schiaccianti.

Niente più catene e legami malati.

Spogliata di me stessa cammino sulla battigia,

assaporo la frescura della sabbia bagnata sotto i piedi,

mi inebrio del profumo salmastro della risacca,

alzo gli occhi al cielo

e grido con quanto fiato ho in gola

Io esisto!!

Corro libera dalle catene di un amore malato

verso un nuovo futuro.

Il mio!


 

 

 

 
 
 

GIUSEPPE LECCARDI

LUCCIOLE

“Grazie infinite Mariangela per le immagini scelte e la tua meravigliosa musica.

Un effetto sorprendente, un mix di emozioni, suggestioni e ricordi. 

Un”Cantico” celebrativo della natura e della vita che fluisce ininterrotta di padre in figlio, fino ai nipoti e pronipoti con un alone di magico stupore che le lucciole sanno aggiungere. 

Il risultato è un formidabile inno alla natura e alla vita.”

Mini lanterne magiche oscillanti

nel vento tiepido di maggio,

compagne dei giochi infantili.

Piccole stelle cadute,

briciole vive di comete sparse

fra gli orti, i fontanili e i campi.

Il vostro incerto volo mi commuove.

Segnali luminosi, lampeggianti

sulla corsia di sorpasso

ai nostri innumerevoli pensieri.

Luci di posizione d’invisibili alianti

occhi accesi, danzanti,

fari che frugano la notte

alla ricerca dei perduti sogni.

Festose luminarie naturali

d’un Natale fuori stagione;

insegne intermittenti, misteriose,

di antiche feste e agresti rituali.

Residui di silenti fuochi artificiali.

Luci d’un circo di periferia

sotto il nero tendone della notte,

ricco di pagliacci, saltimbanchi,

giocolieri e uomini volanti.

Un mondo vivo nella memoria

d’un bimbo che vi inseguì correndo

dietro le vostre zigzaganti rotte

convinto che la vita fosse

un eterno gioco.

 

ADA CRIPPA

SONO

Poesia di Ada Crippa

“Sono” 

Montaggio video: Mariangela Ungaro 

Musica originale “AFORISMA DI FUGA” di Mariangela Ungaro

Sono una goccia che in uno stagno cade

e che solo per un attimo, le acque ferme – smuove.

Sono la pioggia che cade nel mare

il mare che batte lo scoglio.

Sono lo scoglio che arresta il vento

il vento che s’ingremba nell’onda

Sono l’onda che disseta la riva

la riva che s’allunga nel sole.

Sono il sole che scalda la terra

la terra che contiene la zolla.

Sono la zolla che attende l’aratro

l’aratro che invita la mano.

Sono la mano che stringe la tua

perché dunque io – t’amo.

Io t’amo è so d’esser nulla:

nel passato, nel futuro – nulla.

Sono un frammento di luce dispersa

nel tempo che vivo.

Sono un nugolo di polvere mischiata con l’acqua

l’acqua che bevo e che nutro

Sono un soffio – nell’universo infinito.

Sono il respiro della luna che passa silenziosa

un uccello che scava col becco la sua dimora.

Sono una foglia scritta nel tempo

la stagione che si consuma

sono la notte che scende furtiva

il buio che intana e fa paura

sono dunque – la morte?

Sono prima – la vita

 

 

 

IZABELLA TERESA KOSTKA 

A TE

Poesia selezionata e pubblicata sull’antologia “Parole d’Amore”

Premio San Valentino, Anvos e Accademia dei Bronzi

Ursini Edizioni 2017 

MUSICA ORIGINALE e montaggio video di MARIANGELA UNGARO

Dimmi che mi vorrai ancora,

quando voleranno lontano gli ultimi aironi

e la sposa – magnolia cesserà di fiorire,

moriranno raccolte le spighe di grano

e i salici svestiti piangeranno dal gelo.

Al di là della nostra estate,

sfregiata di notte con folle arsura

soppressa ingenua dall’odore d’autunno,

spoglia d’affetto come rami degli alberi,

solitari guardiani dell’abbandono.

Sussurra che mi cercherai nel mentre,

mentre la neve coprirà le distese

e le sorgenti indosseranno il ghiaccio,

nella notte polare priva di luce

sarai l’aurora per tutti i miei sensi.

Oltre qualsiasi inverno.

Prometti che mi scalderai ancora,

come se fossi primavera.

ANNAMARIA GALLO 

L’ULIVO

Poesia di Annamaria Gallo

Musica originale di Mariangela Ungaro “Il rumore del sole”

Giunsi, come viandante errante
nella notte di un tempo
che non conosceva
pace interiore.


Il mio sguardo, si fermò
verso verdeggianti ombre
colline a me tanto care
di fanciullesca memoria.

Quanti anni erano trascorsi
ed il mio pensiero
spesso e sovente
lì, rivolto,
alla mia terra,
al mio mare e alla sua frizzicante
brezza del mattino,
alla rosea luce, di un sole,
che sorge puntuale,
all’ alba, preludio di un giorno,
che fa capolino sul tutto.

Giunsi, viandante errante e sconosciuta
nella terra dei miei Avi
ed ivi, infine,
piantai il mio ulivo.

 

 
 

DANIELA PORCELLI 

OCCHI BRAMOSI DI VITA

Poesia di Daniela Porcelli 

Arrangiamento per orchestra tratto da “Schindler’s list” a cura di Mariangela Ungaro

Ho visitato il campo di Auschwitz

Ed ho immaginato di udire

Parole sporche,

come pietre scagliate

con violenza nell’acqua.

Ho visto esseri trasformati,

corpi denudati,

scheletrici, denutriti

ma con occhi

ancor bramosi di vita,

senza più il calore

di un sorriso.

Denti digrignati

Da una rabbia infinita,

anime sfiancate

da un’attesa senza tregua,

esseri a cui tutto è negato,

anche ogni forma

di Speranza,

in un’eterna lotta

tra la vita e la morte

in cui alla fine

per crudeltà dell’uomo

sempre la morte ha vinto

l’impari duello

con la vita.

 
 

 

 

PASQUALINA DI BLASIO

FOGLIE D’AUTUNNO

Arrangiamento musicale di M.Ungaro Poesia di Pasqualina Di Blasio, 

“Foglie D’Autunno” 

tratto dalla silloge “Approdi al cappello giullare”

Musica di F.Mendelssohn, arrangiamento per piccola orchestra a cura di Mariangela Ungaro

Crepitano sotto i miei piedi

Come fiammelle accese

Le foglie raccolte a tappeto

Da un mulinello scherzoso

Che gonfia a più non posso le gote

Quasi un girotondo concluso.

Acchiapparella senza segreti

Un volteggio a pochi metri nell’aria

Un duetto gioioso e ammiccante

“Se ti prendo ti tocca baciarmi”.

Ero capitata per caso nel parco

In un bel gioco di squadra

in cui le figlie d’autunno

non è pena un giro nel vuoto

e finire e giacere sopra la terra.