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#scrittori #poeti

CINEMA D’ASCOLTO I VOL. ora in vendita!

Con Antonio Di Bartolomeo presso Pluriversum Edizioni

 

Il presente lavoro si pone come indagine accurata sui linguaggi cinematografico e musicale, intrecciati indissolubilmente alla storia e alla cultura popolare.

Il cinema ha avuto un ruolo sostanziale nella storia dell’umanità, divulgando alle masse messaggi, cultura, informazioni, valori, bisogni, stili di vita, provocazioni, critiche alla stessa società e inventando nuovi modi per comunicare. La musica, il linguaggio universale per eccellenza, si è strettamente legata al cinema, asservendolo da un lato, ma anche amplificandone i significati, mantenendo le sue caratteristiche linguistiche ed epistemologiche, e andando aldilà della stessa immagine che andava a connotare. La musica si è rinnovata nella sostanza e ha ricreato se stessa seguendo modalità molto precise a seconda dei generi cinematografici che andava a musicare, quando non addirittura creando un sound specifico che nella storia della musica non aveva precedenti.

copertina completa mariangela ungaro

Il primo volume è acquistabile a questo link in assoluta sicurezza

https://www.amazon.it/dp/8885751040/ref=cm_sw_r_wa_awdb_V.E0zb68SFY34

La musica ha il potere di creare o distruggere un film.

La combinazione nel tempo di dinamica, caratteri strumentali e timbrici, volumi, cellule ritmiche, forma, gesti e struttura della composizione, generano tutto il mondo musicale del brano che ascoltiamo e tutte le sue avventure, i suoi sviluppi, le sue tragedie, nemmeno stessimo celebrando una metafora della vita di ciascuno di noi.

Il suono crea gli stati d’animo, ma in realtà siamo noi a percepirli come tali… Perché erano già in noi e lo sono da sempre.

Ascoltando migliaia di film, mi sono accorta che l’Uomo è lo stesso in qualsiasi parte del mondo viva e muoia, soffra e gioisca, aldilà della “razza”, del sesso, del credo politico, della fede religiosa, del territorio e del contesto sociale.

Per ampliare e rendere comprensibile profondamente il suo messaggio, il cinema ha avuto bisogno e ha scelto consapevolmente il linguaggio universale per eccellenza: la Musica.

Ascoltando un film lo si comprende davvero.

Chi mi conosce sa quanto questo progetto mi sia costato, ma io ci ho creduto, ancora una volta. Ringrazio di cuore tutte le  persone che con il loro affetto mi hanno sempre sostenuta e spronata.

Seguiranno altri 4 volumi.

 

 

Grazie.

Mariangela Ungaro

 

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IL CINEMA AUSTRALIANO E LA SUA MUSICA da “Cinema D’Ascolto” di M.Ungaro

http://www.pensieroplurale.it/cinema-australiano-la-sua-musica/

Pensiero Plurale è l’ideale spazio informativo in cui diverse discipline e contenuti possono liberamente coesistere. Dalla politica allo sport, dalla filosofia all’arte, dalla narrativa al cinema, non ci facciamo mancare nulla.

Proponiamo, stavolta, un’indagine retrospettiva, uno studio articolato e appassionato, che getta un fascio di luce psichedelica sul cinema australiano in rapporto alle colonne sonore.
L’articolo è di Mariangela Ungaro, una delle nostre autrici di punta (che a settembre pubblicherà “Cinema d’ascolto”, ovviamente con il marchio editoriale Pluriversum Edizioni).

#cinemaaustraliano #cinemadascolto #mariangelaungaro #musicapercinema #australia


SUSSURRI E GRIDA DI PURA ARTE

ESTRATTO DA “CINEMA D’ASCOLTO
 IL LIBRO DI  MARIANGELA UNGARO

 

Anche nel film “Sussurri e grida” (1972) con le musiche di Pierre Fournier, troviamo moltissimi elementi ricorrenti nei film di Bergman: sospiri, spasmi di dolore, grida, cui si aggiungono rumori di scena (tormenta, lancette, rintocchi d’orologio e campanelli) che hanno un ruolo molto importante; non mancano gli strumenti principali, come il violoncello, voce della morte – Sarabande dalla Suite n. 5 in Do minore, BWV 1011 di Bach, eseguita al violoncello da Pierre Fournier – , il pianoforte, suono del ricordo e della madre, nonché il carillon, suo parente luccicante, simbolo dell’infanzia perduta (con musica di repertorio, un estratto dal “Bel Danubio Blu”, a significare anche una società nobiliare finita).


Potrei azzardare che ci sono tre suoni – rumori di scena, violoncello e pianoforte (imparentato simbolicamente col carillon) – così come tre sorelle (con tre caratteri diversi, Agnese bianca e pura, Karin nera come il senso di realtà e disillusione, e Maria, rossa di capelli ma anche rossa di passione, donna aggrappata alla vita che non si arrende alla solitudine) e tre colori ricorrenti nel film – nero (morte / violoncello), bianco (purezza, ricordo, infanzia finita, spensieratezza passata, luce, esterni / pianoforte-carillon) rosso (dolore, sangue, rabbia, grida, tormenta, banalmente anche i colori delle tende / rumori di scena).

Rumore di lancette nel più assoluto silenzio, sospiri dolorosi e spasmi preludono il risveglio della protagonista; dopo nove minuti che sembrano durare un’eternità, udiamo il carillon che suona un estratto breve dal Danubio Blu di J. Strass mentre scorrono immagini di casa di bambole: tra la musica di repertorio, il celeberrimo walzer che tanta parte avrà nel cinema (pensiamo anche al film “Odissea nello spazio” di Kubrik e non solo) è simbolo di caducità dell’ancien regime ma anche, in questo peculiare caso, simbolo della fine dell’infanzia, della spensieratezza delle tre sorelle. Ora la protagonista è alla fine della sua vita, se di vita si può parlare nel suo caso.

Ogni volta che sentiamo rintoccare il vecchio orologio a pendolo, parte un feed back in cui ciascuno dei personaggi ricorda qualcosa del suo passato, o del passato dei suoi cari, in modo soggettivo, come se potessimo, ad ogni scoccar d’ora, assistere alla versione dei fatti di ciascun personaggio, comprenderlo nel profondo e perdonargli anche le scelte più aberranti.

Il primo feed back è di Agnese, la sorella che sta morendo: ella ricorda sua madre, rivive le tappe del loro incompreso rapporto; il pianoforte chopiniano – Mazurka in La minore, op. 17 n. 4, di Fryderyk Chopin, eseguita al pianoforte da Käbi Laretei – suona come malinconico commento e ricordo sommesso e lontano.

Non vi è differenza tra mondo esteriore sconquassato dalla tormenta e mondo interiore travagliato dei personaggi in scena, cui si sommano gli spasmi dolorosi e il respiro affannoso della moribonda Agnese, scandito dai rintocchi inesorabili degli orologi, gli stessi rintocchi che accompagnano la vestizione e ricomposizione del cadavere della donna.

Dopo la morte di Agnese, e dopo i personali feed back in cui capiamo le motivazioni terribili e profonde che portano le due sorelle rimaste ad essere come sono (Karin ad esempio è borderline e alterna, anche nel parlare, momenti di grande durezza e severità alla più esplicita depressione) le vediamo infine parlare e riconciliarsi, comprendersi, baciarsi, accarezzarsi, avvicinarsi dopo anni; non udiamo parole, vediamo solo gesti e labbra che si muovono, ma sentiamo la musica di Bach al violoncello solo: anche Agnese è con loro, simbolicamente, il dolore della sua morte le ha riavvicinate.

Riascoltiamo Bach al violoncello solo, quando Anna, la serva, resta per ultima a consolare Agnese e resta vicino alla donna dolorante fino all’ultimo. Riascoltiamo anche Chopin al pianoforte quando Anna legge il diario di Agnese, e le parole ci riportano a rivedere le tre sorelle in giardino a passeggiare, nella luce bianca della spensieratezza perduta.

Il film termina acusticamente con tre rintocchi di pendolo.

Il 20 gennaio 2005 Bergman ha ricevuto il Premio Federico Fellini – che aspira a diventare il “Premio Nobel del cinema” – per l’eccellenza della sua produzione artistica cinematografica. Il 30 luglio 2007, all’età di ottantanove anni, muore nella sua casa di Fårö, un’isola svedese del mar Baltico, lo stesso giorno della scomparsa del regista italiano Michelangelo Antonioni.


VERSEGGIANDO SOTTO GLI ASTRI DI MILANO

READING DI POESIE DI AUTORI VARI 

MARTEDI’ 13 DICEMBRE
ORE 18.30
VIA PAISIELLO 24 
MILANO
 

LETTURA DI TRE POESIE DI MARIANGELA UNGARO DEDICATE ALLA TERRASANTA.

 
VI ASPETTIAMO!

 


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Il cielo umano.

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